Dal 08 Novembre 2018 al 08 Febbraio 2019

L'ACQUARIO AL CONTRARIO

MONICA DE MATTEI

a cura di Martina Degl'Innocenti

Il Manzoni: non solo teatro ma anche acquario
Luogo simbolo della città natale di Monica De Mattei, il Teatro Manzoni si propone come spazio espositivo per le opere dell'artista. Istituzione milanese per eccellenza nella diffusione dell'arte e della cultura dello spettacolo, il teatro è stato fondato nel 1872, quando era ancora in vita Alessandro Manzoni. Fu proprio alla memoria del grande autore che, dopo la morte avvenuta nel 1873, l'allora Teatro della Commedia di Milano cambiò la propria titolazione. A seguito dei bombardamenti del 1943, il Teatro Manzoni viene completamente distrutto. Nel 1950 il nuovo edificio, progettato dall'architetto Alziro Bergonzo, fu costruito in via Manzoni con tecniche all'avanguardia per quei tempi. L'edificio, infatti, era stato concepito con la sala teatrale a un livello sotterraneo, nonostante fosse imprescindibile fare i conti, durante la realizzazione, con la problematica, tutt'oggi molto viva, dell'altezza della falda acquifera milanese. Per la costruzione fu quindi necessario ideare un ingegneristico ed enorme catino che venne immerso per circa due metri nell’acqua. Il Teatro Manzoni, da allora fino a oggi, risulta quindi essere, dal punto di vista costruttivo, proprio come la vasca di un acquario, dove, però, al contrario, l'acqua, invece di essere dentro, rimane ben arginata al di fuori. Ed è qui che entrano in gioco le opere di Monica: un “paradiso ittico” che rimanda al mondo acquatico esistente nel sottosuolo di una metropoli, Milano, che facilmente si dimentica essere percorsa, oltre che dai Navigli, da ben tre fiumi; Lambro, Olona e Seveso, inosservati, corrono, infatti, per lunghi tratti, sotto i piedi dei cittadini.

Il percorso dell'esposizione
I nuovi “Oblò 4.0” di Monica, dallo sfondo azzurro chiaro – alle pareti della Saletta Simoni da cui si accede ai palchi del teatro –, sono un preambolo alla mostra e, alludendo alla cabina di un sommergibile, ricordano come il mondo marino sia un vero e proprio “spettacolo da non perdere”. L'esposizione continua lungo il corridoio di accesso ai palchi, dove i pesci, tratti dalle varie serie di Monica, accompagnano l'osservatore all'interno dell'universo che caratterizza l'opera dell'artista. Tra le volute colorate del manto acquoso degli “Oceano 4.0” , alle fertili matrioske delle “Maternità”, passando attraverso i contrasti spirituali dei “Tao”, si giunge ai pieni e ai vuoti dei fluttuanti “Pesci fuor d'acqua” e del loro antitetico “Pesce che non c'è”. In un gioco di allusioni, sia al vuoto che si ha dentro sia a quello che può circondare, spirali, strass, specchietti e flutti colorati riempiono lo sguardo e cancellano qualsiasi nota malinconica che possa essere legata a tali richiami. Ricolma dell'energia dei viluppi e degli inusuali inserti cromatici, la rotta marina di Monica conduce al foyer, dove i tondi de “L'Acquario Infinito” che si riflettono negli specchi della sala, creando un gioco di “infinite” ripetizioni – fanno salire gli ospiti del teatro sul palco di un “acquario al contrario”.

Arte e teatro, tra finzione e realtà
Di fronte all'allestimento della mostra che simula un fantasioso mondo sommerso, nell'osservatore avviene quella stessa “sospensione dell'incredulità” richiesta normalmente agli spettatori durante le rappresentazioni teatrali. Alla parvenza reale della figurazione di specie ittiche, le forme e i colori incongrui alla verosimiglianza spostano verso una lettura diversa delle opere, più emotiva e magica. Sotteso a simbologie legate all'infinito e alla fragilità dell'esistenza, il lavoro di Monica ha la volontà di pensare solamente a “un qui e ora”, senza preoccupazioni che riguardino il passato e il futuro, in una condivisione di un momento che deve poter essere sempre trasformato in accezione positiva: da qui l'energia dei colori e l'allegria di forme che desiderano solo condurre verso gioia e serenità. Così lo spettatore, davanti a queste opere, è invitato a sospendere l'incredulità di trovarsi in un acquario e ad affidarsi alla “fede artistica”, provando la sensazione di essere lui stesso oggetto di osservazione da parte dei pesci che, ammirandolo, gli trasmettono quella stessa emozione vissuta  dagli attori a teatro, grazie al pubblico.