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Non tutti sanno che il Teatro di Varietà con i suoi sviluppi nell'avanspettacolo, nella rivista e nella commedia musicale, ha delle radici culturali molto importanti. Per decenni esso è stato relegato in un angolo, rispetto ad altri generi teatrali considerati più alti. Eppure, nel lontano 1913, F.T. Marinetti lanciava per le sue milanesi edizioni di "Peosia", il Manifesto del "Teatro di Varietà". Il quale ebbe subito una larghissima ed affermativa eco. Ad accrescere il significato culturale di questo Manifesto straordinariamente creativo, provocatorio ed anticipatore, giunse - sul finire di quel medesimo anno 1913 - il rilancio di esso sulla prima pagina della rivista fiorentina "Lacerba". Rivista rivoluzionaria, oggi di fama universale, fondata da scrittori del peso di Giovanni Papini ed Ardengo Soffici. A cui subito si aggiunsero altri fiorentini illustri : i poeti Aldo Palazzeschi ed Alberto Viviani, il pittore Ottone Rosai, eccetera. Il Manifesto marinettiano del 1913 era il punto di arrivo della concezione teatrale futurista già manifestatasi dal 1910 con l'inizio delle Serate futuriste in tutta Italia. Nelle quali il coinvolgimento del pubblico (sconcertato ed acceso dall'avvenirismo incredibile delle proposte teoriche e della nuova poesia declamata sul palcoscenico) era globale, inedito, vitalissimo. Occorre inoltre ricordare che il "Teatro Sintetico" di innumerevoli autori futuristi, rappresentato fin dagli Anni Dieci, va considerato come l'antesignano della scenetta comica (o " sketch " ), che ha caratterizzato e che caratterizza la rivista - sia in teatro che in televisione - da vari decenni. Ad arricchire ulteriormente il quadro delle radici culturali del Varietà ricordiamo inoltre il Manifesto del "Teatro della Sorpresa" : firmato da F.T. Marinetti e Francesco Cangiullo nel 1921. |