Dal 04 Aprile 2013 al 24 Aprile 2013

Oblivion Show 2.0: il Sussidiario

Oblivion

testi di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda
Regia di Gioele Dix

Per chi ancora non li conoscesse gli Oblivion sono cinque artisti, cantanti e attori, cabarettisti e comici, resi celebri dalla rete, che da quattro stagioni attraversano l’Italia con il loro originalissimo modo di fare teatro. Con questo nuovo spettacolo “Oblivion Show 2.0: il Sussidiario”, con la regia di Gioele Dix, propongono un irresistibile compendio di musica e comicità che sa essere contemporaneamente commedia musicale e rivista, ma anche parodia e cabaret con un’attualissima trasversalità di mezzi. Gli Oblivion strizzano l’occhio al cabaret, ma anche al café chantant, praticano una satira (di costume, ma non solo) così garbata da essere anche più corrosiva, inventano giochi tra musica e linguaggio. Come numi tutelari il Quartetto Cetra e Rodolfo De Angelis, Giorgio Gaber e la follia organizzata dei Monthy Python, il tutto legato dalla sorprendente capacità vocale e interpretativa di un gruppo che fa della professionalità e della precisione scenica la sua linea guida. Con la consueta eleganza e irriverenza, i cinque madrigalisti post moderni raccontano storie epiche o semplici avvenimenti quotidiani giocando continuamente con la musica. Il più delle volte massacrano canzoni e testi famosi per ricomporli in modi surreali, altre volte si cimentano con virtuosistici esercizi di stile e canzoni originali. Come in ogni sussidiario che si rispetti, in questo nuovo spettacolo troviamo tutte le materie: dal solfeggio alla storia, fino alla grande letteratura italiana dove Dante e Pinocchio cantano le loro avventure in soli sei minuti. Il cronometro scorre inesorabile e con ritmo forsennato tra motivetti retrò, sonorità tecno ed estetica Bollywoodiana, riuscendo a mescolare Lady Gaga con J.S. Bach e Tiziano Ferro con William Shakespeare. Tuttavia, tra travestimento e
giocoleria musicale, nel susseguirsi degli sketch, si nasconde uno sguardo beffardo, ma acuminato su una società che assomiglia sempre di più a una parodia.